Carlo Emanuele, Marchese di PianezzaLa nuova Visitazione  di Torino vive tutti gli avvenimenti religiosi, politici e sociali del tempo. La Fondatrice “ torinese” è la Marchesa di Pianezza, Donna  Matilde  di Savoia, coadiuvata dalla Reggente Cristina di Francia e dal Vescovo Antonio Provana di Collegno.

Chi sono Matilde di Savoia e Cristina di Francia?
Matilde di Savoia è la  Marchesa di Pianezza  ( Torino  ca. 1578  - 1639 )
Cristina di Francia (1606- 1663) è  figlia di Enrico IV di Francia  e di Maria De Medici, sposa del Duca Vittorio Amedeo I di Savoia.

Siamo in Piemonte, prima del 1578. Una donna di nobile stirpe, Beatrice, figlia del Gran Cancelliere Tommaso Langosco di Stroppiana, “conquista con i suoi vezzi il cuore del Duca di Savoia”, Emanuele Filiberto (vedovo dopo la morte della Duchessa Margherita  di Francia  avvenuta nel 1574).  Sì, proprio colui che fa di Torino la capitale della Savoia e che da Chambery  vi  trasferisce  la S. Sindone ! Beatrice, sposata dal duca senza solennità - così riportano gli annali del Monastero scritti dalla Madre Provana di Leynì -  dà a Emanuele Filiberto (prima del 1578) tre figli, ma solamente Matilde  sopravvive. Dopo queste tre nascite, “con atto 6 dicembre 1578, Emanuele Filiberto infeuda di Pianezza Beatrice di Langosco”.

Morto Emanuele Filiberto, nel 1580, Beatrice va a nuove nozze - 1583 - con il  marchese Francesco Martinengo  e, annullato il primo testamento in favore della figlia  Matilde , ne redige un secondo in favore del marchese  suo consorte.

 




Il 26 febbraio 1607 Matilde, legittimata di Savoia  dal fratello  Carlo Emanuele I (1562-1630 ), sposa in Torino con tutti gli onori dovuti al suo rango,  il marchese Carlo Simiana d’Albigny, al servizio del Duca. L’anno dopo,  nasce il loro unico figlio, Carlo Emanuele Filiberto  Giacinto.  Carlo Simiana,  con il suo matrimonio con Donna Metilde assume il titolo di marchese di Pianezza. Nel 1608, un anno appena dopo le nozze, essendo il marchese Governatore e Luogotenente generale degli Stati di Savoia oltr’Alpe, é  fatto arrestare improvvisamente  dal  Duca  a  Chambery  . Condotto  nel castello di Moncalieri viene  decapitato il 17 febbraio e sepolto nella Chiesa Collegiata di S. Maria della Scala in  Moncalieri.

Perché  il Duca di Savoia fa giustiziare il Simiana, suo cognato ? La soluzione più attendibile storicamente  sembra questa: nel  1602  Carlo   Simiana aveva  preso parte all’infelice e fallito  tentativo di riconquistare Ginevra.  Per sottrarre  Carlo Emanuele I  dalle minacce  d’Enrico il Grande ( Enrico IV, Re di Francia ),   il marchese di Pianezza   diviene il “ capro espiatorio” di tutta la faccenda. Ai funerali del cognato “ il duca Carlo Emanuele  manda 40 torcie  bianche senza stemma e non confisca i beni” che passano alla povera vedova.

 

Donna Matilde di SavoiaDopo la tragica morte del marito, questa  si dedica  all’educazione del figlio privato del padre nello stesso anno della sua nascita. In seguito, Carlo Giacinto  Simiana,  sebbene  incline alla vita religiosa, ne viene dissuaso dalla madre e sposa  Giovanna Arborio di Gattinara.  Per il suo valore nelle battaglie contro Genova e Monferrato, è nominato, appena venticinquenne, Ambasciatore a Vienna dal duca di Savoia  Vittorio Amedeo I, successo a Carlo Emanuele I. Il 14 giugno 1641, dal Principe Maurizio di Savoia (il famoso cardinale fondatore della villa  Ludovica, ora villa della Regina), ottiene una  nuova sentenza  del Senato del Piemonte che gli aggiudica il dominio su tutto il feudo di Pianezza, secondo il  primo testamento della nonna, marchesa  Beatrice.

 

Donna Matilde, ormai  libera dalle cure  verso il figlio, trova nella religione  supremo conforto.  Si dedica a opere di carità e fa costruire, nella chiesa della Consolata di Torino,  la cappella chiamata Nostra Signora delle Grazie. Con l’appoggio del Vescovo, S.E. Mons.  Antonio Provana di  Collegno e  di Madama Reale Cristina di Savoia, Reggente dopo l’improvvisa morte del Duca Vittorio Amedeo I ( forse avvelenato dai Francesi ), coadiuva Santa Giovanna Frémiot de Chantal  nella fondazione del Monastero della Visitazione di Torino. Oltre a lavorare personalmente per ottenerle  tutte le patenti, nel settembre 1638 le va incontro in Valle d’Aosta con il suo seguito.

Il 30 settembre, alle porte di Torino, dove un gran numero di Dame e personaggi autorevoli di Corte si prepara  ad accogliere con solennità la Fondatrice della Visitazione  - la cui fama di santità è già ben conosciuta, Donna Matilde riceve una missiva della Reggente che la prega  di condurre Madre di Chantal al Valentino, presso il duchino Francesco Giacinto, ormai agonizzante, con la speranza che gli sia ridonata la salute. Madre Giovanna Francesca conforta Madama Reale  e la assicura che, sebbene  il duchino  non si salverà, il piccolo Carlo Emanuele II,  anch’esso gracile di salute, avrà lunga vita.


 



Chiesa  Visitazione di Torino  (V. XX Settembre )Il monastero viene fondato il 21 novembre 1638, in zona posta tra l’attuale  via XX settembre e via Arcivescovado, dove si trovano due case e una scuderia, destinata a divenire  la Cappella. Matilde di Savoia elargisce  all’erigendo monastero  3.000 ducatoni e  due cascine, una di 196 giornate ( la “ giornata ”piemontese equivale a 3810 m 2) presso Chieri, l’altra di  40 giornate, nel territorio di Pianezza. L’Arcivescovo  di Torino, Mons. Antonio Provana di Collegno, dona tutto il suo autorevole appoggio ed è felice di offrire alla santa Fondatrice la prima postulante nella persona della  sua diletta nipote Emilia. Come seconda pretendente,   entra la giovanissima vedova Ippolita Margherita Provana di Leyni, madre della piccola  Gertrude. Questa, divenuta monaca  e Superiora  elaborerà la vita di Sr. Jeanne Bénigne Gojos e la storia della fondazione, fino al 1692. Ancora oggi  le monache conservano  gelosamente   questo  raro  documento  al quale molti studiosi  attingono  preziose notizie del tempo.

La marchesa Matilde, che desidera ardentemente farsi religiosa nel monastero della Visitazione di Annecy, soggiorna frequentemente nel convento di Torino,  fino all’aprile 1639,  quando parte, al seguito della Reggente, in fuga verso la Savoia a motivo dell’occupazione  della Città  da parte degli Spagnoli. Giunta a Susa,  si ammala e, in pochi giorni, si riduce in fin di vita. Spira tra le braccia del figlio il 7 settembre 1639. La salma, trasportata a Torino, viene sepolta nella cripta della chiesetta del monastero, dedicata alla “Agonia e Passione di N.S. Gesù Cristo”. E il marchese di Pianezza, sarà fedele esecutore dei  desideri della sua venerata madre, riguardo ai donativi lasciati alla Visitazione.

Altare chiesa Visitazione Torino V. XX Settembre ( Torino )Ritorniamo indietro di qualche mese.

Madre de Chantal, il 19 aprile 1639, è costretta ad abbandonare improvvisamente Torino, poiché è prossimo un assedio e lascia, come  Superiora della  neo comunità, Madre  Maddalena Elisabetta.

Le Visitandine “torinesi”, affidate alla protezione di  Madama Reale, si trovano  ben presto nell’occhio del ciclone.  Da una parte la Reggente, che vuole difendere i diritti al trono del figlio Carlo Emanuele II, si appoggia naturalmente alla Francia, dove regna suo fratello Luigi XIII; dall’altra Tommaso Francesco, Principe di Carignano, fratello del defunto Vittorio Amedeo I -  sostenuto dal Cardinal Maurizio di Savoia  – vuol far valere  i suoi diritti al trono, “perché non ci si può fidare della francese” e chiede aiuto alla Spagna. Torino è occupata, senza opposizione, dagli Spagnoli. Madama Reale riesce a fuggire nella Savoia che le è rimasta fedele ( E’ durante  questa fuga che, a Susa,  muore Donna Matilde di Savoia). Arrivano i francesi e, dopo un duro assedio durato quattordici mesi, riescono a liberare  Torino. Contro ogni attesa, la Reggente non si lascia sopraffare  dai francesi ed esige di trattare da pari  a pari con il potente Richelieu. E così i fatti dimostrano che la più “ piemontese ” fra i Piemontesi, è proprio Madama Reale.  Le Visitandine  vivono mesi di trepidazione, mancando spesso anche del necessario. Appena rientrata in Torino, Cristina di Savoia conduce alla Visitazione il principino Carlo Emanuele II, per ringraziare le suore delle loro preghiere.

Non fa meraviglia se, ancora oggi, le monache conservano con  gelosa cura e  devozione, nella cappella del noviziato, il prezioso altare  loro donato dalla Reggente.

 




 

Pian piano è reso concreto, secondo le Regole, l’edificio monastico.  Nel 1661 viene progettata – e, in seguito, realizzata dall’architetto Francesco Lanfranchi - la chiesa del monastero, ancora funzionante, nell’attuale via XX settembre, angolo via Vescovado.

 

Col passare degli anni la comunità diviene fiorente e può dar vita al Monastero di Roma (1671) , a quello di Pescia ( 1714) , e in parte a  quello di Napoli, nel 1691.

 

Nel 1694, nella chiesa del monastero,  c’è un grande avvenimento: il Beato Sebastiano Valfré celebra, per la prima volta in Italia, la festa del Sacro Cuore di Gesù, come Gesù stesso aveva richiesto  a Santa Margherita Maria Alacoque, e come suor Bénigne Gojos, morta due anni prima,  aveva tanto desiderato.

La bufera della Rivoluzione francese  non risparmia  certo il monastero di Torino che viene espropriato e, dal 1802 al 1824, le monache si disperdono in case private. Tornata un po’ di calma e  non potendo rientrare nel proprio monastero, perché ceduto  ai Padri della Missione, alcune di esse ottengono - dalla regale munificenza di Re  Carlo Felice - l’antico monastero delle Clarisse,  situato presso il Santuario della Consolata, con la bellissima chiesa di Bernardo Vittone,  del 1745.

 

Parrocchia Chiesa di S. Chiara : 2a sede della Visitazione Cso Francia  TorinoChiesa La Visitazione Cso Francia –Torino (3° sede)Nel 1824 la piccola comunità “delle superstiti” può riaprire le porte della clausura  per  accogliere, come prima novizia,  Sr. Francesca Delfina, sorella di Silvio Pellico, seguita ben presto da numerose compagne, tra le quali,  la sorella maggiore del Beato Francesco Faà di Bruno. Dopo circa ottant’ anni, vari avvenimenti politici obbligano le Sorelle a un nuovo esodo e,  questa volta,  in un proprio monastero il cui terreno, in località Pozzo Strada, viene acquistato- in forma privata -  da cinque suore della comunità,  a motivo delle Leggi  Siccardi, ancora  in vigore, che impediscono al monastero di essere proprietario. Tra il 1871 e il 1904,  viene costruito il tanto desiderato  monastero - secondo le indicazioni del costumiere  di Annecy - circondato da un vasto terreno agricolo e protetto da alte mura. Il progetto della chiesa è affidato all’architetto Giovanni Battista Ferrante,  lo stesso  che nel 1863 aveva edificato la chiesa di Santa Giulia,  a spese della Marchesa di Barolo.

Durante la Prima Guerra Mondiale, parte del monastero viene requisito e adibito a caserma. Liberato il monastero dai militari,  il 28 ottobre 1938,  la chiesa è riconsacrata dal Cardinal  Maurilio  Fossati  e restituita al culto.

Sembra che le visitandine debbano comprendere che la loro vera patria è  “nei cieli” perché dopo  aver goduto una vita monastica povera, ma serena e fiorente di sante vocazioni, l’espandersi della città, il nuovo piano urbano e la costruzione di alti palazzi  intorno al monastero, nel 1964, costringono le monache  a pensare ad un  nuovo esodo.

 

Interno Chiesa della Visitazione di Via XX Settembre TorinoQuesta volta il luogo  scelto è sulla collina di Moncalieri, silenzioso, in mezzo al verde  e soleggiato. La costruzione è progettata dall’Architetto Ottorino Aloisio, già noto per altri lavori  tra i quali quello della chiesa  delle Missioni della Consolata.  Nel 1970 la comunità intera si trasferisce a Moncalieri, non distante dal Castello Reale.

Il monastero, alienato, viene demolito, ma si salva la chiesa con la cancellata antistante e il vialetto che porta a Corso Francia. Il 9 febbraio 1970 la chiesa viene consegnata all’Opera Torino Chiese e il 1° novembre 1971,  a nome del Cardinal Pellegrino, Mons. Maritano dà inizio alla Comunità Parrocchiale  "La Visitazione".

Il Monastero nella collina di MoncalieriE le monache di Moncalieri? Sono felici di vivere la loro vita di preghiera e offerta al Signore per il bene dei fratelli e anche di offrire un servizio alla zona, aprendo le porte dell’accogliente Chiesa del Monastero per le celebrazioni liturgiche.

 

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