La chiamata vocazionale


Giardino interno innevatoPer ogni cristiano,  l’avventura più affascinante della vita e l’interesse primario, da cui dipende la realizzazione dell’intera esistenza, è di giungere  a scoprire  qual’ é veramente la propria vocazione  e questo, innanzitutto, non come frutto di iniziativa personale, ma sempre come  risposta ad una chiamata di Dio.

Molto più spesso di quanto non siamo capaci di riconoscere, sentiamo nel profondo del nostro cuore desideri di forte spiritualità.

Può accadere che si avverta tutto ciò, a seguito di motivazioni anche diversissime tra loro.

Frequentemente  è un’aspirazione a vivere in modo diverso, per poter trascorrere più tempo nella preghiera, in colloquio con Dio e nello spirito fraterno di una comunità.

Nella sequela di Cristo, si scopre come la  vita acquisti pienezza di significato e ci si sentirà grati dei doni che il Signore avrà lasciato emergere, destinandoli non a se stessi, ma a vantaggio di tutti.

L’accompagnamento vocazionale, rappresentato da una guida personale, viene offerto al singolo soggetto credente,  nel nostro caso ragazza o donna, come occasione per ricercare non il proprio progetto di vita, ma la volontà di Dio su di sé. La guida  aiuta a prendere consapevolezza del cammino che si apre davanti, percorrendolo, liberamente,  come dono di sé al Signore, anticipando così, già qui  nell’ esistenza  terrena, la stupenda vita del Paradiso Celeste per l’eternità.

La persona, così accompagnata nel dare una risposta alla propria chiamata, raggiunge una certa maturità umana, affettiva, psicologica e spirituale.


La  decisione del  “sì definitivo” alla vita consacrata è  quindi il frutto maturo di un progetto cristiano elaborato progressivamente nel tempo.

La donna, più o meno giovane, che si sente attratta alla vita contemplativa, come l’Ordine Monastico della Visitazione  prevede,  va aiutata con molta cura, in un tempo non breve, al fine di  discernere se cerca veramente Dio, se quest’amore per Lui  è talmente forte da non desiderare altro che Lui e il suo divino beneplacito; secondo  l’insegnamento di S. Francesco di Sales: “le bon plaisir de Dieu”.

La  chiamata, ad una vita esclusivamente contemplativa  da parte di Dio, esige  nella risposta una rottura “senza sconti” dalle condizioni di vita preesistenti: una scelta definitiva  esclude sempre  altre scelte.

“Sperimentiamo la gioia di una casa comune,  un luogo permanente di incontro, giorni di vita insieme in cui si respiri uno stile di fraternità, di lavoro e di preghiera; tempi comuni dentro la vita ordinaria; per interpretare insieme la Parola e per appassionarsi sempre di più al Signore, alla comunità cristiana e ai fermenti evangelici che una simile vita consacrata consente in modo ottimale. La Parola di Dio ha bisogno di un terreno buono e l’Eucaristia ha bisogno di una casa

(Card. Martini al Sinodo di Milano  sulle vocazioni )

 

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